- Data di uscita: 18 novembre 2025
- Scritta: JURIN ASAYA, Rapsody & Lyricks (YOX).
- Prodotta: JAKOPS (야콥), Chancellor (챈슬러) & Shintaro Yasuda.
- Lyric: QUI
- Traduzione: QUI
- Foto ufficiali: QUI
PS118 è una traccia cosmica, spinta da un beat boom-bap che fonde le vibrazioni dell’hip-hop anni ’80 con un’immaginazione futuristica, sia nel suono che nelle immagini. JURIN ASAYA, leader delle XG, collabora con Rapsody per costruire un viaggio lirico allo stesso tempo giocoso e ambizioso, attraversando temi come lo spazio, l’auto-affermazione e la padronanza artistica. Il video musicale riflette perfettamente l’estetica del brano, restando quasi interamente sulle tonalità di nero, grigio e bianco, e accentuando quella sensazione ultraterrena, quasi sospesa, che caratterizza la canzone.
In tutto il pezzo, le immagini di corpi celesti, astronauti e fenomeni cosmici rispecchiano la sicurezza e la creatività del duo. Dal “dunking sul tuo pianeta” all’“impatto che sembra la luna/tutti questi crateri”, entrambe le artiste affermano dominio e precisione nel loro modo di fare musica, paragonando il rap a missioni spaziali e a un’esplorazione di stampo scientifico.
Curiosità sul testo:
La canzone costruisce un’immagine di crescita personale e artistica continua. Quando parla di “new heights”, evoca un percorso di progresso e scoperta; “seeing new lights” suggerisce nuove ispirazioni, idee fresche e opportunità che si aprono davanti a lei. L’espressione “I change levels” sottolinea un’evoluzione costante, come se ogni fase della sua carriera fosse un nuovo livello da superare, una scalata che non si ferma mai.
L’intera narrazione ritrae la carriera delle XG come un viaggio, quasi una missione. “More space” allude alla conquista di una libertà creativa sempre maggiore, a nuovi margini di espressione o persino a una dominanza progressiva all’interno dell’industria musicale. Quando definisce la corsa come un’“exhibition”, sottolinea che ciò che fanno non è solo competizione: è dimostrazione pura, una performance che mette in mostra stile, abilità e sicurezza.
C’è anche un riferimento a un brano precedente delle XG, “Shooting Star”, legato al verso “the paparazzi, they shooting stars”, un doppio gioco tra “scattare foto alle star” e “sparare verso le stelle”.
Un tema centrale è il contrasto tra ambizione autentica e riconoscimento superficiale. JURIN mira a qualcosa di illimitato, “the galaxy”, mentre altri si accontentano della semplice attenzione o di effimere lodi. È un invito a pensare in grande, a cercare obiettivi reali e vasti invece di rincorrere la fama per la fama. Il gioco di parole “plan it / planet” accentua questo passaggio, così come la lettera “G”, che rimanda sia alla g-force dell’addestramento astronautico — quella sensazione di nausea che provi quando affronti velocità estreme e assenza di gravità — sia alla capacità di un OG di “farti venire la nausea” con rime così complesse da girarti la testa.
Non manca un tocco di alienità: JURIN descrive le XG come “Martians”, creature fuori dal comune che incarnano unicità e talento indescrivibile. “Rocket” sottolinea la rapidità e la forza del loro impatto, e funziona anche come omofono di “rock it”: loro “decollano”, ma allo stesso tempo “spaccano” con la loro musica.
La metafora spaziale si intreccia con immagini sportive: fluttuare come un astronauta comunica scioltezza ed eleganza nel dominio tecnico, mentre “dunking on your planet” trasmette supremazia lirica, come se schiacciassero a canestro sulle basi altrui. L’accenno all’Apollo richiama l’idea di un’impresa grandiosa, meticolosa, storica: non stanno solo rappando, stanno costruendo esperienze epiche.
La luce ritorna come simbolo di potenza e rischio: “glow” e “rays” rappresentano il punto in cui la grandezza diventa pericolosa, un’energia che può bruciare ma anche illuminare. È il modo in cui JURIN contrappone la loro tensione verso l’eccellenza a chi preferisce restare nella comfort zone, accontentandosi della mediocrità.
Il verso “7 dots on your screen like stars” richiama direttamente i sette membri delle XG, trasformate in stelle che brillano su uno schermo, coerente con la dimensione cosmica dell’intero immaginario. L’idea dell’alta quota continua nelle immagini successive, ribadendo che loro operano in un ambiente d’élite, rarefatto, dove non tutti possono reggere la pressione.
Compone poi una serie di riferimenti sofisticati: un gioco di parole su Rapsody e “Bohemian Rhapsody”; il paragone con Christopher Nolan per descrivere la visione cinematografica del suo processo creativo; il richiamo ai microfoni Neumann per indicare una tecnica di registrazione di livello eccellente. Tutto ciò costruisce un’immagine di un’artista che combina visione, precisione e innovazione.
Per descrivere la sua flessibilità e potenza, JURIN parla di piegare le aspettative con la stessa facilità con cui un pugile come Mike Tyson metteva a segno colpi devastanti: forza brutale ma perfettamente controllata. Il gioco su Neil deGrasse Tyson fonde di nuovo l’immaginario cosmico con il radicamento nella realtà: ispirata e visionaria, ma anche concreta, accessibile, autentica.
La chiusura ribadisce la sua energia e dedizione nel songwriting: un lavoro intenso, calibrato, urgente, costruito con cura quasi maniacale. Ogni rima mira a lasciare un impatto, a testimoniare quanto impegno e forza ci siano dietro ogni verso.





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